X Hamster come hamtaro

Risvegli traumatici in questo scenario post apocalittico della Milano da sudare.

Impiegati zombie sulla metropolitana e signore con scarpe così aperte che vorresti lanciar loro montagne di pietre pomice, una coppia siede alla mia sinistra, stanno flirtando.

Lei lo guarda negli occhi, ride a battute di dubbio gusto fingendo male, getta la testa all’indietro e vi giuro che se simula così male anche in camera da letto la nostra amica qui avrà veramente una cifra di problemi.

Lui sorride, la guarda tramortito dalle sue tette sudate e gli leggo in faccia che è un habitué della categoria ” bukkake donne gravide” su youporn mentre lei mi pare più tipo da ” trheesome con i vecchi” e credetemi se vi dico che in questo caso l’affinità di coppia è pari a zero, corri camicetta sudata, corri! Non infilarti in una relazione senza amore dal sesso noioso! 

Gente io sono convinta sia quasi determinante nel calcolo delle affinità di coppia: dimmi la tua categoria preferita e ti dirò chi sei! Ormai è ovvio che a breve il buon Paolo Fox, abbandonato il completo bianco per una catsuit in pvc nero lucido, mollerà gli oroscopi e farà previsioni su tutti coloro che saranno ” fisting ascendente rimming” e si domandano come sarà stare con una voyeur con la passione per i porno gay.

X hamster diverrà (ed in parte già lo è ora ) luogo d’incontro per coppie felici e nessuno potrà più lamentarsi delle pecche caratteriali del segno del toro piuttosto che dell’influsso  malefico di Venere in ambito lavorativo dove, per fare carriera sarà contemplata solamente l’opzione ” ginocchia sbucciate” o forse così lo è tristemente già adesso.

#lapornografiaèdolore

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Si quannu muoru e vaju mparadisu, si nun ce truovo a ttia, mancu ci trasu!

Questo giugno transgender fa venire nostalgia della mia Sicilia-bella, quella faccia di Stivale senza travagghiu dove i problemi scompaiono oscurati dai fumi di cucine arroganti così scombinate da spacciare un traffico d’organi per un atto di premura: se per un qualche motivo ti stavi rodendo il fegato la cura sarà riempirti il cuore e lo stomaco di pane con la milza finchè i tuoi occhi non saranno saturi di tutto quell’amore soffritto nella sugna.
E’ facile abituarsi a quella bellezza tutta insieme, quel profumo di zagara e gelsomini che la felicità te la sputano in faccia con un’intensità tale che vorresti solo avere qualcuno da guardare dritto in faccia per pensare anche tu, almeno per una volta, “si quannu moru in paradiso non ci trovu a ttia,jo manco ci trasu”

Reticenze linguistiche e altre cose spiacevoli

Si fa sempre un gran parlare delle malelingue, delle linguelunghe, c’è chi addirittura si avvale ancora della linguaccia per fare dispetto o chi la lascia penzolare all’angolo della bocca per far trasparire la propria stanchezza ma mai nessuno che si occupi di analizzare le implicazioni a cui siamo implicitamente sottoposti in quanto portatori di quella che, concretamente, muove i fili delle nostre relazioni sociali per i più disparati motivi.
Si perché, gente , anche le più accese discussioni spesso nascono da un utilizzo improprio della lingua, utilizzata per dire minchiate, inventare fregnacce o giurare sul proprio onore.
Quante volte dovremmo invece ficcarcela nel culo?
Quante altre l’abbiamo ficcata nella gola del prossimo anche solo per zittirlo?!
Se poi vogliamo disquisire degli scenari più scabrosi, quel che resta un mistero incomprensibile del genere umano risiede nell’anfratto delle relazioni dedicato al sesso orale.
L’unanimità delle signore aspira ad un mondo migliore per le figlie del domani, un mondo dove il cunnilingus non debba restare una conquista da ottenere con sangue, sudore e svariate scodinzolanti dimostrazioni di devozione/ un centinaio di appuntamenti con happy end, quando la fellatio non ha MAI luogo più tardi di 12 ore dalla prima stretta di mano.
Si perché il massimo del mistero del primo appuntamento sta nel totofellatio: un gioco, una sorta di scommessa che consiste nel collocare a livello temporale se l’atto in questione avrà luogo tra il primo e il secondo drink o più tradizionalmente sotto casa al
Momento dei saluti.
Inutile puntualizzare che un corretto utilizzo della lingua i conflitti può anche sedarli nel modo più pacifico e felice che ci sia ma non illudetevi che basti un alito fresco per saperci fare o incorrerete nella trappola mortale della simulazione e si ritorna al discorso delle fregnacce di cui prima e i due poli della relazione continueranno a cercare punti d’incontro parlando #lingue diverse.

100 days of pain

Come vi sentite oggi?

A che pensate?

I social ve lo chiedono quotidianamente, non vi aspetterete che vogliamo saperlo anche noi che ve lo domandiamo per pura cortesia!

In un mondo dove la gente si iscrive a Tinder per accoppiarsi e a Meetic per scovare l’amore della vita, sondare i sabbiosi fondali della spasmotica ricerca di quell’appagamento emotivo e sessuale ossessivamente ricercato ed ostentato sulla pubblica piazza, mi pare d’obbligo.

Troppo spesso le signore si ostinano a propinarvi una relazione da vivere in ottica SEO ripetendo gli stessi concetti un numero esagerato di volte per il solo gusto di salire sulla vetta di quel che state cercando nella vita, proprio come se foste sul punto di ricercare la “felicità di coppia” su Google.

Ormai le relazioni sentimentali vengono annunciate su Facebook, approvate da amici e parenti con un like e terminano in un tweet breve e coinciso come i rapporti sessuali degli ultimi due mesi della coppia, con l’immancabile l’hashtag #eiaculazioneprecoce pregno di rancore e vendetta.

Sul tramonto di ogni rapporto a due parte automaticamente il remarketing del social che ti spara fuori le “persone che POTRESTI conoscere”

Compaiono tutte in massa, tendenzialmente sono volti appartenenti alle categorie appuntamenti finiti male, uomini caldamente raccomandati come partner da mammà, azionisti di punta del mondo dei cerebrolesi, nemici vari  e rapporti sessuali occasionali del passato di cui scopri il nome di battesimo in diretta; insomma ti senti armata di un enorme carrello nel supermarket della minchia aperto h24.

La nuova frontiera dell’onanismo consiste nel mettere “Mi Piace” ai propri post e tutti sono padronissimi della netiquette dimenticando la buona creanza in molti altri ambiti che non prevedano di tenere in mano un mouse.

Mie care signore, dopo aver fotografato e condiviso su Instagram quel piatto di sushi che avrete reso fluo con dodici diversi filtri, aspettatevi che al rendez vous di questa sera il vostro partner vi accolga con un sorriso a 32 denti.

Il malcapitato, dando per scontato che conosciate a menadito il galateo della cucina giapponese, s’illuderà che applichiate con rigore le stesse regole anche a dinamiche più intime.

Mi spiego meglio: così come ogni pezzo d sushi va messo in bocca in un sol boccone,non stupitevi se si aspetta da voi una fellatio con deepthroat eseguita con una certa maestria.

Rispondete a colpi di emancipazione esigendo un cunnilingus anziché lagnarvi perché ha rifiutato di accettare il tag che grida al mondo che vi trovavate insieme in un luogo preciso.

Attendiamo tutte con ansia un MinchiAdvisor: un rivoluzionario strumento che ci consenta di leggere le recensioni di ogni maschio per valutarne l’efficienza prima di procedere con gli sbatti.

Credetemi se vi dico che nessuna signora uscirà più con voi se non vantate almeno 4 stelline in fatto di grandezza e durata, nemmeno se siete il manzo di punta del locale!

Forse erano meglio i bei tempi andati di Myspace che, come suggeriva qualcuno, era un vero e proprio JustEat della minchia: un mondo fatato grazie al quale 3/4 della popolazione metallara e sociopatica ha perso la verginità gettandosi a capofitto nel mosh pit dell’ammore.

In un tempo dove la promiscuità dell’intimità è scontata ed incoraggiata io resto dell’idea che dei vostri #100daysofhappiness 99 siano simulati come gli orgasmi che precedono un #aftersex

 

 

Milano sudata, preliminari natalizi e festeggiatori precoci

21 fottuti gradi.

Sembra impossibile che tra un mesetto circa verremo sommersi dagli spot natalizi.

Le caselle della posta saranno intasate da cataloghi di negozi di giocattoli e depliant da gastronomia che ti sbattono sul muso tartine con quell’aspetto che immagineresti sol per una malattia venerea.

Lobotomizzati da spot zuccherati, andremo in ufficio cantando: “BABABABAULI” e tremeremo ogni volta che qualcuno millaneterá di avere un “pensierino” per noi, qualcosa che probabilmente ricambieremo con un presente riciclato, brutto o inutile.

Nei locali certi culi smetteranno di essere fuori luogo e troveranno finalmente  il loro posto nel mondo, per quanto io continui a sostenere che non sia etico tenere panettoni in cattività in ambienti cosí angusti, imprigionati in un paio di leggins.

Siamo praticamente alla vigilia del mese pre-natalizio ed io ho già l’ansia.

Voglio mimetizzarmi cospargendomi di frutta secca aspettando il 7 gennaio accovacciata in una fruttiera.

L’ autunno transgender é dolorissimo!

Criminalità organizzata e lipgloss

Signore, tornate a giocare coi lipgloss alla frutta dai.

Non vi si può sentire mentre discutete  di Gomorra con l’aria di chi ne sa un casino   quando l’unica cosa di cui potreste realmente parlare con cognizione di causa è  Sodoma  e manco in maniera troppo competente.

Sarebbe più onesto dire che tutto quel che sapete sulla criminalità organizzata l’avete imparato da “Un posto al sole”, sono quasi certa che il prossimo passo sarà guardasi “Concetta Licata” e spacciarsi per le massime esperte di malavita sul territorio.

Come minimo siete quel genere di femmina che quando tenta di assumere un’aria libidinosa pare colta da un attacco di bruxismo feroce, quel genere di sforzo innaturale che spesso conduce a situazioni imbarazzanti come le cacca addosso o alla formazione di aloni arroganti e incancellabili.

Per essere femme fatale non è obbligatoria una mise da gattona, se vi ci atteggiate non lo sarete mai, forse è ora di tornare a separare i bianchi dai colorati guardando il mondo da un oblò (sempre chr non abbiate la carica dall’alto).

Se poi durante il lavaggio del bucato avrete voglia di riflettere sull’andamento della vostra vita spericolata condotta secondo i dogmi di quel vecchio eroinomane di Vasco, rimuginate anche sulla temperatura raggiunta dal vostro rapporto a due, soprattutto se un tempo eravate caldissimi.

E se Guzzanti sostiene che “l’amore è un capo delicato da lavare a 35 gradi al massimo”, fatevi qualche domanda sul perché andate in bianco  pur proponendovi a novanta gradi e non c’è Ace Gentile che tenga.
#lavitaèdolore

Introspezione gastro- emozionale del dolore

Ci sono giorni in cui ci svegliamo semplicemente inconsolabili.
Momenti in cui la tristezza è così profonda e radicata che si potrebbe arrivare a piangere l’INTERO tempo di cottura del ragù.
Periodi così bui che sembra di avere una vita al nero di seppia, e palle grosse come arancini.
Quando siamo storditi da dolore e risentimento e la violenza parrebbe l’unica soluzione, prima di ricorrere al Pesto dovremmo riflettere su come chiudere la faccenda risolvendola a Tarallucci e Vino.
Ogni volta che la donna che avete scelto per la sua delicatezza da Margherita si è in realtà rivelata una Capricciosa scadente e totalmente sprovvista di quella fetta porcina che non guasta mai, potrete sfogare la vostra frustrazione annegando vostri dispiaceri in un Affogato al caffè che magari poi permetterà alla prossima sfigata che vi portate a casa di tenervi “svegli e attivi” senza dover ricorrere ad un Tiramisù.

Omo de panza…

Arrivo da una famiglia diversamente settentrionale che mi ha inculcato lo strano concetto  per cui l’affetto si passa principalmente attraverso il cibo e ahimè anche anche una strana concezione di virilità secondo la quale l’appetito sessuale di un uomo sarebbe direttamente proporzionale alla sua voracità a tavola, però cazzo merda, c’è un limite a tutto.
Ieri mi è capitato per puro caso di guardare per la prima volta il programma ” Unti e bisunti” e giuro sulla pasta Garofalo ( il che denota la SERIETÀ E ASSOLUTA SACRALITÀ della faccenda) che non ho MAI trovato un uomo più inchiavabile di quello.
Chef Rubio è un concentrato di cattive abitudini, rumori da evitare al cesso ( figurati a tavola) e burineria che farebbe impallidire l’ intera classe rossa dell’ asilo.
Abominevole  il suo modo sguaiato di ficcarsi cibo in bocca alla rinfusa, nella mia tribù chi tocca il cibo con le mani paga con la vita e io da un uomo così disgustoso non mi farei toccare manco il ginocchio per sbaglio su un autobus.
È risaputo poi che guardare un uomo mangiare un’ostrica per noi signore costituisca un indizio fondamentale su quanto potrebbe essere interessante fare la conoscenza ( biblica) del mangiatore in questione,lo stesso discorso è applicabile quasi a tutte le vivande esistenti in base alla modalità di assunzione.
Giuro che dopo aver visto Rubio mangiare una costoletta di maiale ho rischiato di perdere ogni istinto sessuale per sempre ed ora la uso al massimo come bersaglio per le freccette.
La morale dunque, mie signore, è che quando vedete comparire quel burino caciottaro conviene cambiare canale o la razza umana si estinguerà  entro la  fine della prima serie di quel programma di merda.

Maturitá del dolore e altre cose dalle sembianze ingannevoli

Maturità definita come “Condizione di pieno sviluppo, completamento delle facoltà intellettuali e morali”.
Proprio non si capisce perchè abbiano scelto di affibbiare lo stesso nome agli esami che ti fanno fare alla fine del liceo quando sei più smarrito di Wendy Windham in una biblioteca e così pieno di brufoli che pare ti abbiano scritto il nome in braille sulla fronte per timore di perderti .
Affronti questo esame facendo affidamento unicamente sulle tue risorse interiori che consistono solo in una quantità SPROPOSITATA di ormoni che ti fanno apparire sessualmente interessante anche una Dieffenbachia da interno.
Ricordo il mio esame di maturità come fosse ieri: il collare di borchie mi faceva sudare il collo decorato con un bassorilievo di giugulare così gonfia che pareva sul punto di esplodere, ricordo le urla di giubilo quando finalmente fissando il foglio con le domande della terza prova ci avevano davvero chiesto di commentare la Fontana di Marcel Duchamp, quello è stato il momento in cui ho alzato gli occhi dal foglio, ho guardato Elena e ho capito che la nostra amicizia sarebbe durata per sempre.
Se ripenso allo studio matto e disperatissimo del pre esame sento ancora il sapore del valium e del caffè che mischiati insieme sanno di ansia e di presagi nefasti (ne avevamo a decine ogni tre ore circa).
Ogni volta che rimugino sulla carenza di sonno, gli abbracci delle mie amiche e sulla stanchezza devastante, mi si ammassano in testa immagini così dolci che mi sembra quasi di ricordare a tempo di musica, con un Allevi  e la sua faccia da ragazzino all’ esame di maturità che suona un piano da grande orchestra quando in realtà a quell’epoca con l’aria che tirava l’unica Colonna Sonora possibile era “Come to daddy”di aphex Twin.
Resterà per sempre negli annali Il mio tragico orale con annessa lite col presidente esterno di commissione che non ha gradito la mia tesina su necrofilia e cannibalismo, non era affatto fan del mio beniamino Jeffrey Dahmer e mi ha accusata di indossare un abito di carnevale (il che poi in realtà era vero ma lui era proprio l’ultimo a potermi dare lezioni di stile, credetemi).
Sono uscita dal liceo con la mia tesina stampata a colori un quarto d’ora prima dell’orale, con la copertina rigida e l’avviso “ATTENZIONE, CONTIENE IMMAGINI VIOLENTE” con le parole di quel coglione che mi rimbombavano nel cervello” Signorina Gallo, nella vita non esistono solo le violenze , gli omicidi e le mutilazioni ma ci sono anche il sole, la luna e le cose belle”, per la prima volta avevo sperimentato che l’abito fa il Monaco eccome ma avevo acquisito così tanta saggezza ed esperienza da quella mistica esperienza di premorte e stress che mi si era allungata la fronte come Venditti e una volta ricevuto il mio calcio nel culo ho pensato “Io speriamo che me la cavo”.

Custode cuore di sbirro

Ennesima mattinata di antistaminici, calzini così scompagnati che quasi mi somigliano , caffè bevuti rigorosamente in piedi mentre trattengo la pipì.
Joy Division nelle orecchie, il volume è così alto che per un secondo mi illudo di avere una frangetta e mi viene da ballare su una mattonella.
Via Solari stamattina odora di fiori e nespole che stridono col mio dolcevita che a sua volta stride con la mia vita che, attualmente, non è dolce per un cazzo.
Cammino come farebbe una poesia di Pasolini se solo avesse le gambe, finalmente sono nel cortile condominiale dell’agenzia dove lavoro.
Passo di fianco alla guardiola, non posso non sbirciare dentro, io ci sono cresciuta in posti come quello: nella mia famiglia o sei sbirro o fai il custode.
Figlia di portinaio, a sua volta figlio di portinai, sono la nipote di due persone che in portineria mi hanno insegnato tutto.
Quando ero bambina sapevo bene che I condomini bisognava salutarli sempre, che se non salutavi e non aprivi il portone quando ne vedevi arrivare uno coi sacchetti della spesa erano cazzi amari.
I figli dei condomini li ho picchiati, mi hanno spaccato un labbro spingendomi giù da un muretto, insieme facevamo funerali alle lucertole e ci grattugiavamo  le ginocchia in cortile.
Conoscevo il nome di tutti I cani dello stabile, mentre sognavo un cane tutto  mio abbracciavo I loro innamorandomene perdutamente,
Ho 29 anni, da a tre ogni mattina tento di salutare il custode del complesso dove lavoro, da tre anni accarezzo il suo boxer e lui finge di non vedermi.
Prima o poi glielo dico che “custodire” è importante, che lo so che significa “avere cura”, che gli sono grata perchè tutto è sempre in ordine e il posacenere sempre pulito ma che prima o poi lo manderò affanculo perchè è veramente uno stronzo del cazzo e che non gli aprirei mai il portone, nemmeno se avessi ancora sette  anni e lui fosse carico di spesa, nemmeno sapendo perfettamente che chi fa queste cose si gioca la merenda e alle brutte si becca anche un calcione nel culo.